A Genova (e poi, dove?) licenziamenti ad orologeria.

Scriviamo mentre la stampa – con poche eccezioni – gongola ed addita – col plauso di molti lettori (basta frequentare gli appositi forum creati in internet) gli otto ferrovieri di Genova, licenziati, praticamente come esempi da aborrire e, quindi, da usare come monito verso tutti gli altri. Insomma, colpirne otto per educarne 100 e passa! A rendere la situazione ancor più surreale ci sono gli interventi degli incauti sindacalisti, spintisi a condannare – di fatto, rivelando come incontestabile l’evento che ha scatenato i licenziamenti – i lavoratori ma chiedendo per loro, nel contempo, la “clemenza del padrone”.
In questo mondo capovolto, in questa Italia sommersa dalle false emergenze fattesi norma e senso comune, nessuno deve salvarsi dagli strali di chi prima determina le condizioni del lavoro non su basi di civiltà (meno rischi, meno fatica, meno dolore) ma traguardando gli interessi estremi, che disegnano un’economia tornata a connotarsi di caratteri pre-novecenteschi, nella quale riconquistano il loro spazio-speranza anche i piccoli scuscià, rigorosamente rom.
Da questo quadro non poteva che conseguire la risposta sindacale (per tornare ai nostri otto “sommersi”) che in molti s’aspettavano: quasi un senso di vergogna, non la riflessione su cosa saremo (siamo) costretti a diventare se non sapremo darci completamente alle esigenze della propaganda politica che, alle pagine dei giornali ed alle tivù lascia che si plasmino modelli nei quali staremo stretti anche se timbreremo il nostro giornaliero cartellino un’ora dopo l’ora fissata dal contratto di lavoro!
Cosicchè stare dalla parte dei lavoratori diventa l’onta della collusione o, peggio, dell’istigazione a delinquere! Correremo questo rischio. E voi? Ditelo al nostro blog!

4 Risposte a “A Genova (e poi, dove?) licenziamenti ad orologeria.”

  1. riccardo Dice:

    Contro i licenziamenti di ns. 8 compagni di lavoro, mobilitarsi sempre, dovunque, in tutte le forme possibili. Non vi sono nè altre strade, nè altre soluzioni.

  2. Sandro Giuliani Dice:

    Con la recente sentenza 20.03.2008 n° 7600 della Cassazione civile , sez. lavoro, (Giuseppe Alessio D’Onofrio) si stabilisce che “Il dipendente che si assenta senza motivo non può essere licenziato”.

    Questo è il giudizio emesso a favore di un dipendente delle Poste il cui provvedimento di licenziamento era stato peraltro adottato dal datore di lavoro all’esito di una preventiva contestazione disciplinare e, quindi, sulla base della pretesa sussistenza di una giusta causa.
    La cassazione nega questa possibilità di licenziare, tanto più se, in passato, il lavoratore si sia comportato in maniera impeccabile sul posto di lavoro.
    Il provvedimento di recesso è stato quindi considerato illegittimo in quanto manifestamente eccessivo e sproporzionato rispetto al contenuto oggettivo della infrazione.
    (Altalex, 16 luglio 2008. Nota di Giuseppe D’Onofrio)
    Inoltre, è importante sapere che secondo la cassazione, nell’ipotesi in cui la disciplina collettiva sia di maggior favore nei confronti del lavoratore, il datore di lavoro non po’ irrogare un licenziamento qualora tale provvedimento sia sanzione più grave rispetto a quella prevista dal contratto collettivo.
    Va quindi evidenziato che secondo l’art.54 lettera B del nostro contratto, il ripetuto mancato rispetto dell’orario di lavoro è soggetto solamente al massimo della multa.
    E che, sempre secondo la cassazione, solo nel caso di sussistenza di un grave pregiudizio per l’ente e per i terzi quale conseguenza del comportamento del dipendente il licenziamento sarebbe stato formalmente ed ontologicamente legittimo.
    Non credo sia lecito né tanto meno possibile ogni volta usare la clava contro i dipendenti, bypassando il dettato contrattuale e invocando il venir meno del rapporto di fiducia, che peraltro in questo caso non c’entra affatto.
    Alla luce di ciò e in base alla “gravità” dei fatti addebitati, sono fiducioso che il tribunale darà pienamente ragione ai nostri colleghi genovesi.

  3. macsic Dice:

    Caro Sandro, questa tua risposta è illuminante e chiarisce, a chi ne aveva bisogno, il carattere esclusivamente intimidatorio dei provvedimenti adottati dall’azienda nei confronti dei lavoratori. Per meglio favorire la comprensione di quanto sentenziato dalla Corte di Cassazione, i lettori di questo blog possono visitare la seguente pagina web:
    http://www.altalex.com/index.php?idstr=38&idnot=41080
    Ciao e grazie!

  4. Lino Parra Dice:

    intimidazioni, licenziamenti, sospensioni dal lavoro per chi si oppone a doppie mansioni a discapito della sicurezza dei lavoratori e dei pendolari.
    questo è lo scenario al quale bisogna rispondere uniti e con la fermezza che ha sempre caratterizzato i lavoratori.
    la vergognosa campagna orchestrata da governo, industriali e compiacenti sindacalisti sul fatto che un morto ogni 7 ore nel nostro paese è dovuto alla nostra “sbadataggine” rappresenta la volontà di continuare a fare il loro comodo e mentre si continuano a nominare ispettori pagati milioni di euro e a calpestare la contrattazione nazionale, si licenziano e si intimidiscono i lavoratori che si oppongono a tutto questo.
    Non lasciamo passare in silenzio quello che loro vorrebbero che non si sapesse in giro. Denunciamo pubblicamente questi atti, cercando di coinvolgere e mobilitare l’opinione pubblica, i pendolari, gli altri lavoratori con denunce sistematiche che mettano in difficoltà la controparte sempre più arrogante. facciamo in modo che i sindacati si schierino apertamente, senza indugi e tentennamenti dalla parte dei lavoratori.
    solidarietà ai lavoratori licenziati e a quelli sospesi dal lavoro per aver difeso la sicurezza sul lavoro!
    onore a tutti i lavoratori assassinati sul posto di lavoro!

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